


Tra le prime lezioni che ho imparato nel mio percorso di guarigione e coaching spirituale c’è stata l’importanza di costruire fiducia in tempi brevi. Ogni persona è diversa, e diverso è anche il bisogno di connessione che porta con sé. Anni di volontariato accanto ai letti di un hospice mi hanno insegnato a percepire l’energia di una stanza e a notare come cambiava il mio stato interiore entrando in ogni spazio, osservando il linguaggio del corpo, il tono e la presenza della persona davanti a me. Questa esperienza attenta e consapevole è diventata in seguito una base preziosa per il sostegno, l’insegnamento e il mentoring offerti ad altri nel loro cammino di guarigione.
Una delle tecniche che condivido è il mirroring, conosciuto anche come building rapport. In sostanza, si tratta dell’arte di creare un senso naturale di connessione, così che il cliente si senta compreso, al sicuro e sostenuto. Quando il rapporto si stabilisce fin dall’inizio, il processo di guarigione può approfondirsi più facilmente e la comunicazione scorre con maggiore naturalezza.
Il mirroring è una forma sottile di rispecchiamento del linguaggio del corpo e dell’espressione verbale dell’altra persona. Può riguardare parole, gesti, postura, ritmo del respiro o persino la posizione delle gambe. La chiave è mantenere la discrezione: se l’imitazione è troppo evidente, può produrre l’effetto opposto e far sentire la persona a disagio o persino presa in giro.
Con lo sviluppo della pratica, si inizia seguendo il cliente con delicatezza, entrando nel suo ritmo. Col tempo, si possono introdurre piccoli segnali di guida e osservare se vengono seguiti in modo spontaneo. Per esempio, se qualcuno muove il piede con un leggero tamburellare, si può accompagnare con le dita e verificare se il ritmo cambia. Allo stesso modo, è possibile abbassare con discrezione il tono della voce o modificare il pattern di battito delle palpebre per invitare una risposta simile.
Quando il rapporto è ben stabilito, è più semplice accompagnare il cliente in profondità nella sua esperienza attraverso tecniche ipnoterapeutiche, autosuggestione, imagery guidata o altri processi di ricalibrazione. In questo modo, la fiducia diventa una porta d’accesso a una guarigione più profonda. Può anche favorire uno stato più ricettivo per il lavoro di energy healing o di guarigione sciamanica.
Un altro aspetto potente del rapport è la similarità. Quando condivido un’esperienza che rispecchia qualcosa vissuto dal cliente, posso aiutarlo a sentirsi meno solo e più fiducioso. Le persone si connettono naturalmente con chi sembra comprenderle, e questo senso di riconoscimento può aprire la strada a maggiore sincerità e fiducia.
Un terreno comune può emergere anche da interessi condivisi come viaggi, moda, musica, sport o lettura. Allo stesso tempo, è in genere saggio evitare temi che possano creare distanza, come religione o politica, a meno che sia il cliente a introdurli in modo significativo.
Anche il linguaggio conta. Se un cliente si descrive come “triste”, spesso è meglio usare la stessa parola invece di sostituirla con “giù di morale”. Se dice di essere “arrabbiato”, è preferibile rispecchiare quel termine piuttosto che attenuarlo in “frustrato”. Usare le sue stesse parole lo aiuta a sentirsi ascoltato, rispettato e in controllo.
Si possono rispecchiare anche tono e ritmo. Se la voce diventa più vivace, una risposta simile può rafforzare la connessione. Un tono piatto e immutabile, al contrario, può interrompere l’energia che la persona sta esprimendo. Anche un piccolo cambiamento nel linguaggio, nel ritmo o nell’enfasi può trasformare la qualità di una sessione.
A volte invito con delicatezza i clienti a passare dal “pensare” al “sentire”, così da portarli più nel corpo e nel cuore. Questo va sempre fatto con cura e rispetto per il loro modo preferito di esprimersi. Posso chiedere: “Saresti disponibile a usare la parola sentire per descrivere questa esperienza?”, lasciando comunque alla persona il controllo del processo.
Ripetere una parola significativa usata dal cliente, soprattutto se carica di emozione, può farlo sentire profondamente riconosciuto e incoraggiarlo a continuare. Anche una pausa consapevole può creare lo spazio perché emerga qualcosa di più. Se usato con sensibilità, il mirroring e i piccoli cambiamenti di tono possono orientare una conversazione o una sessione in modo sorprendentemente potente.

Chi è Alan WaughAlan Waugh è un guaritore riconosciuto a livello internazionale, leader di cerimonie di Ayahuasca, insegnante, oratore pubblico, maestro di Reiki, ipnoterapeuta e ideatore di FREEDOM BREATHWORK™, SHAMANIC ENERGY TRANSFORMATIONAL HEALING (SETH)™ e SHAMANISTIC REIKI™. Ha iniziato la sua formazione nel campo della guarigione nel 2005, all’interno della tradizione Shipibo dell’Ayahuasca in Perù.AutoreÈ autore del bestseller Alchemical Ayahuasca:...
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