
Voce femminile di forza. Custode dei canti ancestrali. Creatrice artistica di connessione spirituale.
Guardiana e musicista dello spazio sacro cerimoniale.
Mi chiamo Yeke Kaya Huni Kuin, sono figlia di Tuim Nova Era e, fin da bambina, sono cresciuta immersa nelle medicine tradizionali e nelle dieta delle piante del popolo Huni Kuin, portando avanti la saggezza ancestrale della mia discendenza. La mia voce non è soltanto uno strumento per la melodia: è un canale di guarigione, capace di trasmettere l’essenza dei nostri antenati. Con i miei canti desidero rafforzare lo spirito della nostra comunità e condividere con il mondo la ricchezza della nostra cultura.
Oltre alla pratica musicale, mi dedico alla creazione di arte tradizionale, tra cui gioielli, pitture corporee con i Kênes (disegni geometrici sacri) e altre opere indigene. Queste creazioni sono un’estensione della mia connessione spirituale e un modo per custodire e diffondere le nostre tradizioni.
Come coordinatrice delle donne nel villaggio di Espelho da Vida (Specchio della Vita), lavoro per valorizzare le donne della nostra comunità, incoraggiandone la partecipazione attiva nella preservazione della cultura e nella trasmissione del sapere alle generazioni future.
Insieme a mio padre, Tuim Nova Era, e alla mia prozia, Dona Txima Huni Kuin, ho preso parte a cerimonie ed eventi culturali in Brasile e all’estero, portando le nostre tradizioni e i nostri insegnamenti a un pubblico internazionale. Guidata dal legame con lo spirito e con la tradizione, il mio impegno per la cultura è profondo: attraverso il mio cammino desidero ispirare gli altri e condividere con il mondo la bellezza e la ricchezza dell’eredità Huni Kuin.
Gli Huni Kuin, conosciuti anche come Kaxinawá, sono un popolo indigeno dell’Amazzonia occidentale, presente nel Brasile occidentale — in particolare nello stato di Acre — e nell’est del Perù. Il nome Huni Kuin significa “persone vere” o “persone con tradizioni”, ed è preferito a Kaxinawá, termine che in passato ha assunto connotazioni dispregiative, come “popolo dei pipistrelli”. Le stime attuali parlano di circa 10.000 persone, distribuite lungo fiumi come Purus, Tarauacá, Jordão e Muru in Brasile, e Purus e Curanja in Perù.
La storia degli Huni Kuin è profondamente intrecciata alla cultura della foresta. Appartengono alla famiglia linguistica Pano e condividono legami ancestrali con altri popoli amazzonici. La loro presenza nel territorio resiste nonostante la marginalizzazione storica e le minacce legate alla deforestazione e all’agrobusiness. Gli sforzi più recenti del governo brasiliano e delle organizzazioni indigene puntano alla demarcazione delle terre ancestrali, una lotta ancora in corso e riconosciuta dalla Costituzione brasiliana del 1988.
L’organizzazione sociale degli Huni Kuin si basa su piccoli villaggi, spesso raggiungibili solo via fiume. Le comunità sono strutturate da legami di parentela e rituali collettivi. La leadership è meno gerarchica, e la coesione nasce da vincoli spirituali e familiari. Il loro modo di vivere, ñembiguá, è inseparabile dalla foresta: quotidianità, caccia, raccolta, agricoltura e ritualità si intrecciano in un unico tessuto.
La lingua, Hãtxa Kuin, è un elemento centrale della loro identità. Si tratta di una lingua panoana tramandata oralmente di generazione in generazione, con bassi livelli di alfabetizzazione in portoghese o spagnolo. La tradizione orale custodisce cosmologia, miti, storia e medicina. Racconti, canti e cerimonie non sono soltanto espressione culturale, ma anche guardiani della loro visione del mondo.
Questa visione comprende anche una conoscenza profonda delle piante medicinali e delle tradizioni sciamaniche. I pajés affrontano iniziazioni rigorose, tra viaggi solitari nella foresta e incontri con esseri spirituali, fino a ottenere saperi sacri come l’uso del muká (spirito della foresta). Al centro delle pratiche di guarigione vi è il Nixi Pae (Ayahuasca), assunto in contesti rituali in cui i canti Huni Meka guidano visioni e trasformazione. Tra i rimedi complementari figurano il Kambó, secrezione della rana gigante usata per purificazione e rinnovamento; la Sananga, collirio preparato con radici della foresta che affina la visione fisica e spirituale; e il Rapé, tabacco sacro in polvere impiegato per pulizia e concentrazione.
Spiritualità, arte e cerimonia si fondono nella vita Huni Kuin. I rituali come il Nixi Pae aprono passaggi verso altri piani, dove canti, sogni e miti si incontrano. Le pitture corporee, i lavori in perline e i tessuti non hanno una funzione puramente decorativa: sono una cosmologia viva. I motivi geometrici kêne, intrecciati in amache e cesti, racchiudono significati legati alla fertilità, ai riti di caccia e all’universo simbolico. Nel 2022, il Ministero della Cultura peruviano ha riconosciuto la tessitura dei kêne come Patrimonio Culturale della Nazione.
Ogni anno musica, canto, tessitura e cerimonia si ritrovano nell’Encontro de Cultura Huni Kuin, organizzato nel villaggio di Boa Vista, ad Acre. L’evento riunisce rappresentanti di circa quaranta villaggi e mette in dialogo conoscenza tradizionale, scambio spirituale e canto. È promosso dall’Instituto Indígena Huni Kuin Yube Inu e richiama l’attenzione internazionale sulla cultura e sulle sfide ecologiche del popolo.
Agricoltura e sussistenza riflettono pratiche forestali adattabili: coltivazione itinerante, manioca, banane e platani, insieme a caccia, pesca e raccolta. Le donne realizzano ceramiche, amache e ornamenti di perline, mentre gli uomini scolpiscono utensili, lavorazioni con piume e abiti cerimoniali. Sono attività che sostengono sia il quotidiano sia la continuità culturale.
Gli Huni Kuin partecipano anche alla scena artistica contemporanea attraverso realtà come MAHKU, collettivo di artisti e ricercatori Huni Kuin. I canti rituali e le immagini cosmologiche vengono tradotti in murales, disegni e dipinti, creando ponti tra mondi indigeni e non indigeni. Le opere MAHKU sono state esposte a livello internazionale, anche alla Biennale di Venezia, come segno di resilienza culturale e autonomia. Attraverso questi scambi artistici e spirituali, il popolo Huni Kuin continua a riaffermare la propria identità e ad aprire dialoghi con il mondo.