
Conosciuto anche come Swami Yogananda, fu il primo maestro di yoga proveniente dall’India a stabilire la propria dimora permanente in Occidente.
Nacque con il nome di Mukunda Lal Ghosh a Gorakhpur, in India, nel gennaio 1893. Fin dall’infanzia avvertì un intenso desiderio di Dio e, come racconta Autobiography of a Yogi, gran parte della sua giovinezza fu dedicata alla ricerca di santi e di orientamento spirituale.
Incontrò il suo guru, Swami Sri Yukteswar, a Varanasi intorno al 1912 e visitò spesso il suo eremo a Serampore, in Bengala, mentre studiava per conseguire la laurea A.B. alla Calcutta University tramite il Serampore College. Poco dopo la laurea, nel luglio 1914, Sri Yukteswar lo iniziò all’antico ordine Swami e Mukunda assunse il nome monastico di Swami Yogananda, più precisamente Yogananda del ramo Giri dell’ordine.
Prima di iniziare la sua missione in Occidente, ricevette dal maestro un insegnamento preciso: l’Occidente eccelleva nei risultati materiali, ma mancava di comprensione spirituale, e lui avrebbe dovuto aiutare l’umanità a unire il successo esteriore a una vita interiore profonda.
Arrivò in America nel 1920 come Swami Yogananda e trascorse i quattro anni successivi viaggiando in tutti gli Stati Uniti con quelle che definiva le sue campagne spirituali. In quel periodo, centinaia di migliaia di persone si riunirono nelle principali città americane per ascoltarlo, e il suo messaggio superò confini culturali, sociali e religiosi.
Nel 1925 fondò la sua sede sul Mount Washington, a Los Angeles, in California, che divenne poi il centro di un’opera internazionale. Lì riunì discepoli e formò molti di loro come insegnanti e ministri, incluso il fondatore di Ananda, Swami Kriyananda. Nel 1927 ricevette un invito alla Casa Bianca e fu accolto dal presidente Calvin Coolidge.
Durante un ritorno in India tra il 1935 e il 1936, Sri Yukteswar gli conferì il titolo monastico superiore di Paramhansa, che significa “cigno supremo” e simboleggia la capacità di scegliere ciò che è più elevato. Da quel momento Swami Yogananda divenne noto come Paramhansa Yogananda. Su richiesta di Mahatma Gandhi, iniziò anche Gandhi al Kriya Yoga, la tecnica più alta del percorso di autorealizzazione di Yogananda.
Dopo essere tornato in America nel 1936, continuò a tenere conferenze e a scrivere fino alla sua scomparsa nel 1952. La sua influenza sulla cultura occidentale fu notevole già in vita, ma la sua eredità spirituale si è rivelata ancora più duratura. Autobiography of a Yogi, pubblicato per la prima volta nel 1946, contribuì a innescare un risveglio spirituale in Occidente ed è stato tradotto in oltre 50 lingue.
Il contributo più duraturo di Yogananda all’Occidente fu un cammino universale e non settario di autorealizzazione. Insegnò l’esperienza diretta di Dio e presentò il risveglio spirituale in modo pratico e accessibile.
Definì l’autorealizzazione come la consapevolezza, in ogni parte del corpo, della mente e dell’anima, di possedere già il regno di Dio; che l’onnipresenza di Dio è la propria onnipresenza; e che il compito consiste semplicemente nell’approfondire questa consapevolezza.
Secondo Yogananda, il Kriya Yoga è il sentiero più rapido verso l’autorealizzazione. Insegnò che questa tecnica era rimasta segreta per molti secoli, fino a quando fu ripristinata nel 1861, quando Mahavatar Babaji la trasmise a Lahiri Mahasaya. Lahiri la passò poi a Sri Yukteswar, che la insegnò ai suoi discepoli, tra cui Paramhansa Yogananda, che la portò in Occidente.
Autobiography of a Yogi offre un resoconto diretto della vita di Yogananda ed è considerato uno dei classici spirituali più venduti di tutti i tempi. Letto da milioni di persone in tutto il mondo e apprezzato in tradizioni religiose diverse, presenta il cammino spirituale con chiarezza, calore, umorismo e intuizioni pratiche. Nel 1999 HarperCollins Publishers lo ha inserito tra i 100 testi spirituali più importanti del XX secolo.
Yogananda fu anche autore di Whispers from Eternity, una raccolta di poesie spiritualizzate e richieste di preghiera, e di Yogananda’s Cosmic Chants. In Occidente introdusse inoltre una forma distintiva di canto basata sulla ripetizione di frasi significative, anziché sulle tradizionali ripetizioni dei nomi divini, con l’obiettivo di concentrare il cuore e innalzarlo verso la supercoscienza.