
Servitore della medicina, umile e autentico. La sua presenza riflette semplicità, purezza e la gentilezza propria della tradizione quechua.
Uomo di medicina, custode e musicista dello spazio sacro della cerimonia.
Mi chiamo Nilton Santi, vengo da Cusco, in Perù, e discendo dalla cultura andina quechua. Vivo nella Valle Sacra degli Inca dal 1980, in un territorio adagiato tra montagne considerate sacre, gli Apus, divinità andine che proteggono e vegliano sugli abitanti di questa terra magica.
L’incontro con Madre Ayahuasca è arrivato in un periodo difficile, segnato da confusione mentale ed emotiva. Ero intrappolato in pensieri negativi, dipendenze e in una quotidianità autodistruttiva. La forza della medicina mi ha aiutato a comprendere e a liberarmi da emozioni represse, traumi e paure, conducendomi verso l’accettazione di me stesso e verso un’autostima più solida, fino ad abbandonare gradualmente le mie abitudini distruttive.
Il mio cammino con Madre Ayahuasca è iniziato con il maestro peruviano Diego Palma, fondatore del tempio La Pacha Maha a Pisaq, in Perù. In seguito ho proseguito questo percorso con maestri Shipibo del mio paese, grazie ai quali ho scoperto l’incredibile bontà delle piante maestre e ho compreso in prima persona che l’amore per sé stessi è la forma più profonda di guarigione.
Da quando ho riconosciuto i benefici e il potere curativo delle piante sacre donate da Pachamama, il mio rapporto con esse, insieme alla condivisione della medicina nelle cerimonie, è diventato centrale nella mia vita.
Lavoro con l’Ayahuasca dal 2012, periodo in cui ho imparato a guidare e accompagnare altre persone nei loro processi di guarigione. Collaboro anche con il nonno Huachuma, o San Pedro, e con il padre Tabacco. Questa esperienza mi ha portato a ricoprire ruoli differenti, insegnandomi come sostenere fratelli e sorelle nei percorsi di pulizia e trasformazione all’interno delle cerimonie.
La medicina ha aperto anche la mia espressione musicale. Per me la musica è uno strumento capace di raggiungere le persone, quando nasce da amore e rispetto. Invita ad affrontare traumi, frustrazioni e paure, ma offre anche conforto, perché i canti portano messaggi d’amore. La mia ispirazione principale viene dagli huaynos, la musica delle Ande. Utilizzo inoltre musica tradizionale, ikaros e medicina music, cantati in lingue diverse e accompagnati da vari strumenti.
Oltre a essere un Ayahuasquero, sono insegnante di scuola primaria in un piccolo paese chiamato Lamay, a circa un’ora da Cusco. Insieme alla mia famiglia, possiedo una maloca sul monte sacro Mama Saywa. In questo spazio condivido la medicina con persone provenienti da diverse parti del mondo e, in particolare, mi fa piacere servire la gente del mio paese.
Il popolo quechua è originario delle regioni andine di Perù, Bolivia, Ecuador, Colombia e Argentina. Con oltre 12 milioni di persone, rappresenta il più grande gruppo indigeno delle Americhe. La lingua quechua nasce tra i popoli nativi del Perù e chi la parla si definisce “runa”, cioè “le persone”.
Secondo il Ministero della Cultura peruviano, tra le identità quechua si distinguono i Cañaris, Chankas, Chopccas, Huancas, Huaylas, Kana e i più noti Q’eros. Le radici dei quechua risalgono all’Impero Inca, dove ebbero un ruolo essenziale come agricoltori, tessitori e costruttori.
La loro agricoltura è profondamente intrecciata con la spiritualità e con il rispetto per la natura. Le coltivazioni seguono una conoscenza intima della terra e dei suoi cicli, e comprendono patata, mais, quinoa e grano.
I quechua hanno perfezionato l’arte dei terrazzamenti, trasformando i ripidi pendii andini in terreni produttivi. Questa innovazione, risalente all’epoca inca, permette di conservare l’acqua, ridurre l’erosione e coltivare a diverse altitudini sfruttando i microclimi della regione.
La loro vita spirituale, radicata nella cosmovisione andina e intrecciata con il cattolicesimo introdotto dai colonizzatori spagnoli, continua a esprimersi in rituali dedicati a Pachamama e agli Apus.
In questa visione, Pachamama è una forza femminile che dona vita e protegge agricoltura, fertilità ed equilibrio dell’ecosistema. Gli Apus sono considerati protettori e saggi anziani: ogni montagna, soprattutto le più imponenti, possiede uno spirito che custodisce le comunità circostanti.
La cosmovisione andina è un modo di leggere il mondo in cui tutto è sacro e connesso. Un principio centrale è l’“ayni”, basato su reciprocità e scambio, fondamento della coesione comunitaria.
La chakana, o croce andina, rappresenta il legame tra cielo, terra e mondo sotterraneo. Anche condor, puma e serpente incarnano questi tre livelli dell’esistenza.
I quechua sono inoltre maestri tessitori: la loro arte, tramandata di generazione in generazione, racconta storia, spiritualità e relazione con la natura. Lana di pecora e fibre di alpaca, lama e vigogna diventano tessuti che custodiscono identità e sapere ancestrale.
La tradizione quechua conserva un lungo rapporto con le piante medicinali, usate per guarigione, crescita spirituale e connessione con la natura. Tra queste vi sono Ayahuasca, Huachuma, coca e Mapacho, impiegati in contesti rituali e considerati parte di un sapere sacro.
La musica tradizionale quechua, con strumenti come charango, quena e zampoña, è una forma viva di espressione culturale. I suoi canti narrano amore, difficoltà e rispetto per il mondo naturale, custodendo la memoria collettiva del popolo.