

Negli ultimi anni dell’adolescenza e nei primi della mia età adulta ho attraversato quello che molti definirebbero una vera e propria notte oscura dell’anima. Vivevo a New York, studiavo al college e cercavo di restare a galla, mentre dentro di me tutto sembrava sfuggire al controllo. Da atleta e persona molto attenta alla salute, mi sono aggrappata agli strumenti che conoscevo nel tentativo di rimettere ordine, finendo però per sviluppare un disturbo alimentare che ho nascosto con cura alla mia famiglia e ai miei coetanei.
Per anni ho vissuto una doppia realtà: evitavo le cene, passavo ore sul tapis roulant, imparavo a purgarmi in segreto e indossavo un sorriso luminoso per mascherare il dolore. All’esterno sembravo avere successo — ottimi voti, più lavori, una vita sociale piena — ma dentro stavo lottando profondamente.
Riuscii a mantenere tutto nascosto fino a quando non fu più possibile. Un’amica molto cara, oggi anch’essa parte delle arti terapeutiche, intervenne con delicatezza. Si sedette accanto a me e mi disse che mi vedeva davvero, oltre la superficie curata. Quel momento mi portò un sollievo inatteso: la mia ombra era stata nominata, accolta tra noi, e incontrata con cura autentica.
Iniziai la terapia e, poco dopo, lo yoga e la meditazione entrarono nella mia vita. Ricordo ancora di aver pianto durante la mia prima lezione di yoga e di aver sentito, per la prima volta, che il mio corpo era un luogo sicuro. Lentamente, ho cominciato a ricostruire il senso di me stessa. Attraverso una combinazione di pratiche di guarigione antiche e moderne, ho avviato il lungo ritorno a casa, verso di me. Negli anni successivi ho dedicato tempo ed energia alla pratica, allo studio e alla trasformazione personale, sviluppando la capacità di offrire uno spazio sicuro e di sostegno per l’esplorazione e l’integrazione dell’anima.
Con il tempo ho iniziato a lavorare con diverse piante. Tra gli alleati vegetali che oggi porto con me nel mio cammino ci sono Santa Maria, conosciuta anche come Cannabis, Psilocibina, MDMA e Ayahuasca. Lavoro anche con funghi e piante non psichedelici per favorire armonia e benessere in tutti i livelli del mio essere.
Considero queste piante come insegnanti e alleati, sostegni misteriosi offerti dal Grande Spirito, la forza benevola senza nome intrecciata in tutta la vita. Hanno avuto un ruolo profondo nella mia guarigione, nella mia espansione e nel mio ritorno a me stessa. Nutro un rispetto profondo per le piante e per le culture, le terre e i popoli che se ne sono presi cura. Il loro potere è immenso e merita la massima venerazione.
Il mio lavoro unisce antiche e moderne tradizioni di saggezza, creando uno spazio in cui le persone possano lasciarsi andare con maggiore apertura nel corpo, nella mente e nel cuore. Sono grata alla mia personale notte oscura dell’anima, perché so che anche nel buio possono celarsi grandi doni. Non mi allontano da ciò che è difficile e accompagno chi lavora con me entrando, con presenza e rispetto, negli spazi in cui l’anima chiede di essere testimoniata.
Sono la donna che sono grazie al cammino che percorro, e considero un onore condividerlo con voi.